Monthly Archives: February 2012

Ma approvazione no!

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Benedetto_croce

Ratifica del Trattato di Pace

Assemblea Costituente 24 Luglio 1947

 

Io non pensavo che la sorte mi avrebbe negli ultimi miei anni riserbato un così trafiggente dolore come questo che provo nel vedermi dinanzi il documento che siamo chiamati ad esaminare, e nell’essere stretto dal dovere di prendere la parola intorno ad esso. Ma il dolore affina e rende più penetrante l’intelletto che cerca nella verità la sola conciliazione dell’interno tumulto passionale.

Noi italiani abbiamo perduto una guerra, e l’abbiamo perduta tutti, anche coloro che l’hanno deprecata con ogni loro potere, anche coloro che sono stati perseguitati dal regime che l’ha dichiarata, anche coloro che sono morti per l’opposizione a questo regime, consapevoli come eravamo tutti che la guerra sciagurata, impegnando la nostra patria, impegnava anche noi, senza eccezioni, noi che non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra patria, né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte. Ciò è pacifico quanto evidente.

Senonché il documento che ci viene presentato non è solo la notificazione di quanto il vincitore, nella sua discrezione o indiscrezione, chiede e pretende da noi, ma un giudizio morale e giuridico sull’Italia e la pronunzia di un castigo che essa deve espiare per redimersi e innalzarsi o tornare a quella sfera superiore in cui, a quanto sembra, si trovano coi vincitori gli altri popoli, anche quelli del continente nero. E qui mi duole di dovere rammentare cosa troppo ovvia, cioè che la guerra è una legge eterna del mondo, che si attua di qua e di là da ogni ordinamento giuridico, e che in essa la ragion giuridica si tira indietro lasciando libero il campo ai combattenti dall’una e dall’altra parte intesi unicamente alla vittoria, dall’una e dall’altra parte biasimati o considerati traditori se si astengono da cosa alcuna che sia comandata come necessaria o conducente alla vittoria.

Segno inquietante di turbamento spirituale sono ai nostri giorni (bisogna pure avere il coraggio di confessarlo), i tribunali senza alcun fondamento di legge, che il vincitore ha istituiti per giudicare, condannare e impiccare, sotto nome di criminali di guerra, uomini politici e generali dei popoli vinti, abbandonando la diversa pratica, esente d’ipocrisia, onde un tempo non si dava quartiere ai vinti o ad alcuni dei loro uomini e se ne richiedeva la consegna per metterli a morte, proseguendo e concludendo con ciò la guerra.

Giulio Cesare non mandò innanzi a un tribunale ordinario o straordinario l’eroico Vercingetorige, ma, esercitando vendetta o reputando pericolosa alla potenza di Roma la vita e l’esempio di lui, poiché gli si fu nobilmente arreso, lo trascinò per le strade di Roma dietro il suo carro trionfale e indi lo fece strozzare nel carcere.

Si è preso oggi il vezzo, che sarebbe disumano se non avesse del tristemente ironico, di tentare di calpestare i popoli che hanno perduto una guerra, con l’entrare nelle loro coscienze e col sentenziare sulle loro colpe e pretendere che le riconoscano e promettano di emendarsi; che è tale pretesa che neppur Dio, il quale permette nei suoi ascosi consigli le guerre, rivendicherebbe a sé, perché egli non scruta le azioni dei popoli nell’ufficio che il destino o l’intreccio storico di volta in volta a loro assegna, ma unicamente i cuori e i reni, che non hanno segreti per lui, dei singoli individui. Un’infrazione della morale qui indubbiamente accade, ma non da parte dei vinti, sì piuttosto dei vincitori, non dei giudicati, ma degli illegittimi giudici.

L’Italia dunque, dovrebbe, compiuta l’espiazione con l’accettazione di questo dettato, e così purgata e purificata, rientrare nella parità di collaborazione con gli altri popoli. Ma come si può credere che ciò sia possibile se la prima condizione di ciò è che un popolo serbi la sua dignità e il suo legittimo orgoglio?

Non continuo nel compendiare gli innumeri danni ed onte inflitte all’Italia e consegnati in questo documento, perché sono incisi e bruciano nell’anima di tutti gli italiani; e domando se, tornando in voi stessi, da vincitori smoderati a persone ragionevoli, stimate possibile di aver acquistato con ciò un collaboratore in piena efficienza per lo sperato nuovo assetto europeo.

Noi italiani, che non possiamo accettare questo documento perché contrario alla verità, e direi alla nostra più alta scienza non possiamo, sotto questo secondo aspetto, dei rapporti fra i popoli accettarlo, né come italiani curanti dell’onore della loro patria, né come europei, due sentimenti che confluiscono in uno, perché l’Italia è tra i popoli che più hanno contribuito a formare la civiltà europea.

Ma se noi non approveremo questo documento che cosa accadrà? In quali strette ci cacceremo? Ecco il dubbio e la perplessità che può travagliare alcuno o parecchi di voi, i quali nel giudizio di sopra esposto e ragionato del cosiddetto trattato so che siete tutti e del tutto concordi con me ed unanimi, ma pur considerate l’opportunità contingente di una formalistica ratifica. Ora non dirò ciò che voi ben conoscete: che vi sono questioni che si sottraggono alla spicciola opportunità e appartengono a quella inopportunità opportuna o a quella opportunità superiore che non è del contingente ma del necessario; e necessaria e sovrastante a tutto è la tutela della dignità nazionale, retaggio affidatoci dai nostri padri da difendere in ogni rischio e con ogni sacrificio.

Ma qui posso stornare per un istante il pensiero da questa alta sfera che mi sta sempre presente, e, scendendo anch’io nel campo del contingente, alla domanda di quel che sarà per accadere rispondere, dopo avervi ben meditato, che non accadrà niente, perché in questo documento è scritto che i suoi dettami saranno messi in esecuzione anche senza l’approvazione dell’Italia; dichiarazione in cui, sotto lo stile di Brenno, affiora la consapevolezza della verità che l’Italia ha buona ragione di non approvarlo.

Potrebbero bensì quei dettami, venire peggiorati per spirito di vendetta; ma non credo che si vorrà dare al mondo di oggi, che proprio non ne ha bisogno, anche questo spettacolo di nuova cattiveria, e, del resto, peggiorarli mi par difficile, perché non si riesce a immaginarli peggiori e più duri. Il governo italiano certamente non si opporrà all’esecuzione del dettato; se sarà necessario coi suoi decreti o con qualche suo singolo provvedimento legislativo la seconderà docilmente, il che non importa approvazione, considerato che anche i condannati a morte sogliono secondare docilmente nei suoi gesti il carnefice che li mette a morte. Ma approvazione no!

Non si può costringere il popolo italiano a dichiarare che è bella una cosa che esso sente come brutta, e questo con l’intento di umiliarlo e di togliergli il rispetto di se stesso, che è indispensabile a un popolo come a un individuo e che solo lo preserva dall’abiezione e dalla corruzione.

Signori deputati, l’atto che oggi siamo chiamati a compiere non è una deliberazione su qualche oggetto secondario e particolare, dove l’errore può sempre essere riparato e compensato, ma ha carattere solenne e perciò non bisogna guardarlo unicamente nella difficoltà e nella opportunità del momento, ma portarvi sopra quell’occhio storico che abbraccia la grande distesa del passato e si volge riverente e trepido all’avvenire. E non vi dirò che coloro, che questi tempi chiameranno antichi, le generazioni future dell’Italia che non muore, i nostri nipoti e pronipoti ci terranno responsabili e rimprovereranno la generazione nostra di aver lasciato vituperare e avvilire e inginocchiare la nostra comune madre a ricevere un iniquo castigo; non vi dirò questo perché so che la rinunzia alla propria fama è in certi casi estremi richiesta all’uomo che vuole il bene o vuole evitare il peggio; ma vi dirò quel che è più grave, che le future generazioni potranno sentire in se stesse la durevole diminuzione che l’avvilimento, da noi consentito, ha prodotto nella tempra italiana, fiaccandola.

Questo pensiero mi atterrisce, e non debbo tacervelo nel chiudere il mio discorso angoscioso. Lamentele, rinfacci, proteste, che prorompono dai petti di tutti, qui non sono sufficienti. Occorre un atto di volontà, un esplicito no. Ricordate che, dopo che la nostra flotta, ubbidendo all’ordine del re ed al dovere di servire la patria, si fu portata a raggiungere la flotta degli alleati e a combattere al loro fianco, in qualche loro giornale si lesse che tal cosa le loro flotte non avrebbero mai fatto. Noi siamo stati vinti, ma noi siamo pari, nel sentire e nel volere, a qualsiasi più intransigente popolo della terra.

 

Benedetto Croce

 

I Patrimoni

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« Lavoro minorile in miniere e fabbriche. Schiavitù. Droga. Frodi finanziarie. Scempi ecologici, disboscamenti, inquinamento, coltivazioni estreme che portano all’estinzione. Monopoli. Malattie. Guerra. I patrimoni nascono tutti da cose sgradevoli. »

Chuck Palahniuk

The day when porn met Social Media

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The day when porn met Social Media

porn social media

I know, you’re thinking that we’re trying to get some views from Google with the keyword “porn”. But I guarantee in this post we will talk about a lot of interesting stuff, including some cool case histories.

 

Let’s start from a couple of questions: how big porn and sex are on the Internet? And, most important, are they a social experience?

About the first question: in the beginning of the new millennium we’ve heard some big figures. When Internet began to reach the masses I remember people saying that 90% of the digital traffic was dominated by porn, but no one was really able to prove it. For sure, before social networks changed the rules, “surfing the Net” used to be a more private experience. Internet users were more likely describable as “non-social” than as “social addict”, as most of us are today. I hope you will agree with this.

An Optenet research, dated back to 2010, said that 37% of the websites in the WWW were porn-related; another research by Online MBA (still from 2010) can give us a more clear idea of the scenario: 12% of websites are porn websites; 8% of emails sent every day have porn content; 35% of downloads are related to X rated pictures or videos.

And, despite in the last 2 years the Web has changed a lot, we should definitely have a look at this infographic:

The Stats on Internet Pornography

All right, so now we have some numbers. Let’s skip to the second question: does the consumption of porn material involve the socialsphere?

While a third of the UK based Badoo users admit they use the social network to find potential sexual partners, on Twitter there’s a hub called Pornstartweet (with 50 thousand followers), that puts together all the profiles of major porn stars. Maybe Twitter will become the network where people will be openly talking about sex and porn consumption – due to its more mature user base, compared to other platforms.

After all, do you think it’s shameful to follow a website like Youporn? Many twitters don’t think so, and Youporn is now followed by 20 thousand people – the same amount of followers Bank of America’s Twitter customer service has. A good amount of users that decided to see what’s up with the huge Californian platform, world leader in the free online porn market, that years ago entered the top 100 most visited websites in the world (83rd position, to be more precise).

Contents are…. well, we might define them as “curious”. Quite funny and quite interesting to be fair (like showing the last video updates, sometimes with detailed descriptions), but definitely cheeky and not appropriate for a high-society dinner:

social media integration

I don’t know how many people use it, but under every video we can find the typical Addthis button, to share the fun with friends and family…

Ok, so even the pornography industry is making some big steps towards the Social World. A huge amount of Internet users watch porn on daily or weekly basis (we all know, c’mon), so why not making it become an experience worth to share/like/comment?

Let’s switch the subject for a second: how about the relationship between the Social Web and sexual acts?

Even this is something worth discussing. Last year College Humor came up with a brilliant video (down here) ironically describing a new invention: the “Foursquare of sex”; recently the market showed how this idea wasn’t that absurd.

The swedish government (and the Stockholm based creative agency Ester) created agenius online-to-offline application to promote the usage of condoms in the Scandinavian country. But I don’t want to spoil it, just take a look:

Yes, it’s a campaign that integrates (through QRcode) a mobile app, a website and the very action of having sex. Results seem pretty interesting, and definitely there’s a good idea behind it: creating some interactive statistics, involving younger audiences and generating awareness towards an important issue.

In the meanwhile, Durex South Africa was living a nightmare, when they decided to post on their Twitter account a very tasteless joke, generating a Social Media fail followed by official excuses and all (which is nowadays becoming a standard procedure). Here’s the tweet:

durex

My 2 cents? Condomo8 was a great idea. And not just because the app was interesting, also because they put sex (and the importance of safe sex) in a different prospective, at least compared to what the industry got us used to (firstly the big fish like Trojan and Durex): the chauvinistic image of the man making women go crazy, or the sheer terror of contracting STDs or having unexpected kids.

The video down here refers to a Facebook campaign (targeting Brazil) to promote Olla condoms. Even though it’s quite interesting from the Social Media marketing standpoint, it just leverages on the psychological terrorism of having unwanted children:

On the other hand, Condomo8 is a smart app, funny and useful. And it goes towards a precise direction, which I think could be a path followed by others: genuinely – willingly and not forcedly – including the sexual activity among the hundreds of different private activities shared every second on social networks.

So, after all this, do you think we will get to the point when it will make sense to integrate our sexual life (and our consumption of pornographic entertainment) in our Social Media profiles? After all, they are two of the very few aspects of our private life we’re still not giving in sacrifice to the Facebook god.

I’m not going to say I would be absolutely cool with it, but I somehow think that – one day – this is what will happen.

Guido Ghedin

This post has been written by: Guido Ghedin

He studied integrated communication at University of Padova and UCLA. And he worked between Northern Italy and Southern California designing communication strategies, both in the streets and on the Web.