Breve monologo sull’essere figlia.

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prima o poi l'amore arriva. E t'incula.

Non ricordo di aver mai giocato con mia madre, ai miei tempi i genitori non si sedevano sul tappeto coi bambini. Più che altro l’accompagnavo nelle sue attività casalinghe, lei stirava e io prendevo il mio piccolo ferro di plastica arancione e mi occupavo dei fazzoletti. Oppure, per strada, le passeggiavo accanto dandole la mano e insieme cantavamo, se andavamo a fare la spesa io portavo il sacchetto leggero della macelleria, il macellaio le faceva gli occhi dolci.

Ha sempre lavorato seriamente come maestra, il pomeriggio, dopo la scuola, si sdraiava sul letto e si riposava e io facevo silenzio. Gironzolavo con le mie bambole, disegnavo, aspettavo che tutte le tapparelle della casa si spalancassero di nuovo, odiavo e odio ancora la penombra pigra delle due e mezza dei giorni d’estate. Ai giardini preferivo mi ci portasse papà, perché se correvo lei passava il tempo a sentirmi la schiena con…

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About AvatarNemo

V: Voilà! In view, a humble vaudevillian veteran cast vicariously as both victim and villain by the vicissitudes of Fate. This visage, no mere veneer of vanity, is a vestige of the vox populi, now vacant, vanished. However, this valourous visitation of a bygone vexation stands vivified and has vowed to vanquish these venal and virulent vermin vanguarding vice and vouchsafing the violently vicious and voracious violation of volition! The only verdict is vengeance; a vendetta held as a votive, not in vain, for the value and veracity of such shall one day vindicate the vigilant and the virtuous. Verily, this vichyssoise of verbiage veers most verbose, so let me simply add that it's my very good honour to meet you and you may call me V.

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