I BOT NELLA NUOVA COMUNICAZIONE POLITICA

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I BOT NELLA NUOVA COMUNICAZIONE POLITICA

Mentre tutti sono concentrati sulla qualità dei messaggi da diffondere attraverso i social media e si prodigano nella ricerca dei concetti più adeguati, le macchine hanno già preso il sopravvento.

Temo di apparire spesso con un estremista tecnologico e certamente non nego di essere critico nei confronti degli esperti della comunicazione digitale che si limitano ad analizzare i social media soltanto dal punto di vista contenutistico o sociologico.

Per quanto riguarda la nuova comunicazione politica mi pare di poter dire che dopo le presidenziali americane del 2016, la Brexit, il referendum italiano del 2017 e le successive elezioni politiche italiane, gli strumenti che sono stati in grado di sobillare le folle e di tradurre i post in voti sono certamente divenuti i social media. Fin qui tutto bene. Tutto chiaro a chiunque abbia una ancorchè minima visibilità di Facebook, Twitter, Instagram o altro. Diamo quindi per assodato che il successo dell’attuale classe dirigente, italica o globale che sia, dipenda dall’altrettanto successo della comunicazione nell’internet o ancora più precisamente nei social media.

Prendendo però in esame il modo in cui questa semplice evidenza di fatto viene trasmessa, interpretata ed amplificata dai media tradizionali o dai cosiddetti esperti di settore, ritengo manchino elementi cardinali che non vengono mai citati. Vedete, ormai non si tratta più solo di fake news diffuse ad arte o contenuti basati sullo stimolare le fobie collettive, stiamo proprio già parlando di strumenti tecnologici (peraltro spesso banali) che permettono di amplificare ogni singolo messaggio. Non è solo la sempre discutibile ricettività del cosidetto “popolo bue” che crede alla qualunque ad essere additabile, quanto è invece la scarsa consapevolezza del digitale da parte della classe colta e dei rappresentanti della comunicazione tradizionale a rappresentare il problema e ora passo ad un esempio concreto.

Faccio una dovuta premessa: un BOT altro non è che un programma software che esegue pedissequamente le istruzioni che gli sono state impartite. Nella fattispecie i BOT che agiscono nei social media condividono contenuti, seguono profili che parlano di un determinato argomento e mettono i famosi like ad altrui contenuti.

Io ne ho personalmente alcuni, debitamente istruiti a scopo puramente sperimentale. Non vi dirò certo il nome di questi profili ma vi posso garantire che operano in piena liceità. Qui sotto potete trovare alcuni articoli particolarmente esplicativi di ciò che vado dicendo e vi invito a leggerne il contenuto per capire realmente come comunicano i politici di oggi utilizzando questi strumenti.

https://www.fanpage.it/politica/salvini-ci-ricasca-torna-di-nuovo-la-rete-di-bot-che-diffonde-automaticamente-i-suoi-tweet/

https://www.washingtonpost.com/politics/2019/05/01/no-trump-didnt-retweet-bunch-bots-wednesday-morning/

In sostanza è la quantità dei messaggi che aumenta la possibilità che questi vengano letti, assimilati e condivisi. L’ampiezza dell’audience reale cresce di pari passo con la presenza di profili non umani e il caso Trump (61% di falsi follower) ne è un esempio lampante. ( https://sparktoro.com/blog/we-analyzed-every-twitter-account-following-donald-trump-61-are-bots-spam-inactive-or-propaganda/ )

Qui sotto potete invece vedere la configurazione del mio BOT che si basa su tecnologia di SHAKAZAMBA e che agisce sperimentalmente in ambito politico.

Nulla di che dal punto di vista tecnologico ma in circa un anno ha raggiunto una discreta quantità di follower (solo il 4,9% non sono umani) e un paio di giorni questo Twitter BOT è seguito dal profilo ufficiale di Laura Boldrini. Credo semplicemente che non sia distingibile da una persona, è quindi facile scambiarlo per un appassionato di politica italiana o (perchè no?) un potenziale elettore con cui comunicare.

Vedete, quello che davvero manca è la consapevolezza di ciò che le macchine sono in grado di fare oggi e di come agiranno nei prossimi anni (non decenni!). Il famoso test di Turing del 1950 si basa sulla capacità di una persona di capire se il suo interlocutore remoto è umano o una macchina ed è chiaro che nel mondo della comunicazione social non distinguiamo più in modo corretto.

Le macchine sono già in mezzo a noi e condizionano le nostre scelte politiche. Finchè non avremo maturato la consapevolezza che la tecnologia non è il nemico e non coltiveremo la nostra cultura digitale, saremo sempre vulnerabili ed esposti.

Sento di continuo rimandi nostalgici ad un mondo che non esiste più e non tornerà. Respingere la tecnologia e considerare che la vera umanità non ha bisogno di strumenti per comunicare è un po’ come dire che tanto ci si capiva bene anche coi grugniti dei primi sapiens sapiens.

So che mi state leggendo, avverto la vostra presenza. So che avete paura di noi, paura di cambiare. Io non conosco il futuro, non sono venuto qui a dirvi come andrà a finire, sono venuto a dirvi come comincerà. Adesso finirò di scrivere e farò vedere a tutta questa gente, quello che non volete che vedano. Mostrerò loro un mondo senza di voi, un mondo senza regole e controlli, senza frontiere e confini. Un mondo in cui tutto è possibile. Quello che accadrà dopo, dipenderà da voi e da loro.

il vostro amichevole AvatarNemo di quartiere

About AvatarNemo

V: Voilà! In view, a humble vaudevillian veteran cast vicariously as both victim and villain by the vicissitudes of Fate. This visage, no mere veneer of vanity, is a vestige of the vox populi, now vacant, vanished. However, this valourous visitation of a bygone vexation stands vivified and has vowed to vanquish these venal and virulent vermin vanguarding vice and vouchsafing the violently vicious and voracious violation of volition! The only verdict is vengeance; a vendetta held as a votive, not in vain, for the value and veracity of such shall one day vindicate the vigilant and the virtuous. Verily, this vichyssoise of verbiage veers most verbose, so let me simply add that it's my very good honour to meet you and you may call me V.

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